Sport Stallion Show 2024: il grande evento di cavalli Selle Français

Da oggi al 25 febbraio la storica città di Saint-Lô in Normandia diventerà teatro della diciottesima edizione dello Sport Stallion Show, un evento chiave per il mondo equestre. La manifestazione, durante la quale gli stalloni saranno presentati in diverse modalità (mano, montati in piano e sul salto), rappresenta una delle principali occasioni del 2024 per … Leggi tutto

Cavalli nella storia

Cavallo di Troia Cavalli famosi nella storia harrison horse care blog

Cavalli nella storia. Gli equini accompagnano la vita dell’uomo fin dall’antichità; nel corso della storia, la loro maestosità e prestanza fisica combinate con il carattere mansueto, hanno contribuito alla evoluzione dell’uomo e della società. In questo primo articolo parleremo di alcuni cavalli che si sono distinti nella storia, nella letteratura e nella mitologia.

Bucefalo, il cavallo di Alessandro Magno

Bucefalo fu il famoso cavallo che accompagnò Alessandro Magno nelle sue epiche battaglie. Pare che fosse della migliore razza tessalica, più precisamente un Akhal-Teke, una delle più belle e antiche razze equine discendenti dal cavallo turcomanno, famosa per il manto dorato.

Il nome significa “testa di toro”, datogli per la sua stazza: fronte larga, muso concavo e narici distanti. Il manto di Bucefalo era di un meraviglioso nero, con una stella bianca sulla fronte, e gli occhi di colore diverso (uno era azzurro) contribuivano alla sua unicità.

Cavalli famosi nella storia
Bucefalo, il cavallo di Alessandro Magno

Gli storici raccontano che fu il padre di Alessandro, Filippo il Macedone, ad acquistare Bucefalo ad una cifra molto alta per l’epoca; tuttavia, nessuno riuscì a domarlo tranne il giovanissimo Alessandro, che ad appena 10 anni notò con intelligenza che Bucefalo era terrorizzato dalla sua stessa ombra. Dopo aver rivolto il suo muso verso il sole, fu in grado di fargli passare la paura e cavalcarlo. La leggenda narra che nacquero lo stesso giorno, a dieci anni di distanza l’uno dall’altro.

Bucefalo e Alessandro combatterono battaglie per vent’anni, fino ai confini dell’India, dove trovò la morte nella battaglia dell’Idaspe, nel 326 a.C. Nonostante le ferite mortali, Bucefalo non si arrese, e usò tutte le sue forze per portare Alessandro Magno alla vittoria. Venne seppellito con tutti gli onori nel territorio che oggi corrisponde al Pakistan, e in suo onore nacque la città di Alessandria Bucefala.

Marengo, il cavallo di Napoleone

Non si può parlare di cavalli nella storia senza menzionare Marengo, il cavallo di Napoleone Bonaparte. La passione per i cavalli di Napoleone è nota: la sua scuderia personale ne contava 52, ma Marengo era senza dubbio il suo prediletto. Visse tra il 1793 e il 1831, e fu al fianco dell’imperatore durante sue battaglie più importanti, tra cui Austerlitz, Jena, Wagram e Waterloo, ferendosi ben otto volte. Napoleone decise di chiamarlo così in onore della Battaglia di Marengo, vinta dai francesi.

Cavalli famosi nella storia
Marengo, il cavallo di Napoleone
Cavalli famosi nella storia

Marengo arrivò in Francia dall’Egitto: era un magnifico arabo alto 1,50 al garrese, perfetto per Napoleone, che era di bassa statura. Era un cavallo molto veloce, e riusciva a completare i 120km che separavano Valladolid da Burgos in appena cinque ore. Purtroppo la sconfitta di Waterloo separò per sempre Napoleone dal suo destriero: il cavallo venne catturato dagli Inglesi e riportato in patria come bottino di guerra. Per questo motivo il suo scheletro è oggi conservato in un museo di Chelsea, a Londra.

Austurcone, il cavallo di Giulio Cesare

Asturcone è uno dei cavalli nella storia che più si è distinto ai tempi dell’impero romano. Originario delle Asturie, era un cavallo poderoso e forte, ma allo stesso tempo docile e ubbidiente: perfetto per Giulio Cesare, che necessitava di un cavallo coraggioso, impetuoso e mansueto allo stesso tempo.

Cavalli famosi nella storia
Austurcone, il cavallo di Giulio Cesare

Nelle “Vite dei Cesari”,  Svetonio narra che Asturcone aveva delle caratteristiche uniche, come lo zoccolo fesso, improbabile caratteristica per un cavallo. Inoltre, una profezia degli aruspici  dichiarò che chiunque lo avesse cavalcato sarebbe diventato signore del mondo.

Asturcone accompagnò Giulio Cesare nella campagna delle Gallie e nella famosa battaglia del Rubicone; alla sua morte, Cesare gli dedicò una statua di fronte al tempio di Venere Genitrice.

Palomo, il cavallo di Simon Bolivar

Palomo, il cavallo del liberatore Simón Bolívar, è sicuramente uno dei più famosi cavalli nella storia del Sud America. Era un cavallo alto e grigio (da cui il nome, Palomo, che significa “piccione”), con una coda che toccava quasi terra. Secondo i racconti della tradizione locale, Bolívar visitò il villaggio nel 1814, a cavallo di una stanca bestia da soma che si rifiutava di andare oltre.

Cavalli famosi nella storia
Palomo, il cavallo di Simon Bolivar
Cavalli famosi nella storia

Lì chiese una guida, per prendere l’animale e condurlo in città. Durante la passeggiata, la guida raccontò a Bolívar dei sogni di sua moglie Casilda, soffermandosi su uno in particolare in cui la donna regalava un puledro appena nato a un famoso generale. La guida non sapeva chi fosse Bolívar, e si stupì molto quando il condottiero gli rivelò la sua identità. Arrivato ai margini della città, Bolívar sorrise e disse alla guida: “Di’ a Casilda di tenere il puledro per me”. Cinque anni dopo tornò, e ricevette il puledro promesso da Casilda nel bel mezzo della battaglia di Boyacá. Lo chiamò Palomo, per il suo colore grigio. I ferri di cavallo di Palomo sono esposti nel Museo del Mulaló, in Colombia.

Babieca, il cavallo di El Cid

Rodriago Diaz de Bivar, meglio conosciuto come El Cid Campeador, guidò la riconquista della penisola iberica, ponendo fine a secoli di occupazione da parte dei mori. La famosa epopea Cantar de mio Cid, risalente al XII secolo, celebra le sue gesta e quelle del suo cavallo Babieca, che lo accompagnò in battaglia per trent’anni.

Il padrino di El Cid era un prete chiamato Peyre Pringos. Secondo la tradizione, i monasteri spagnoli erano dediti anche all’allevamento dei cavalli: Peyre Pringos decise dunque di donarne uno a El Cid, che scelse il più immaturo e meno vistoso, tanto da far scappare al prete un’imprecazione – “Babieca”, “Stupido!”. Fu proprio così che il condottiero scelse il nome per il suo compagno di avventure, che al contrario di quanto si credeva, si distinse subito per la sua agilità e velocità.

El Cid morì durante l’assedio di Valencia del 1099. Per non far trapelare la notizia al nemico, i soldati decisero di armare il corpo senza vita del condottiero e legarlo in sella a Babieca. A mezzanotte l’esercitò raggiunse il campo di battaglia, e grazie ad una “luce soprannaturale”, l’apparizione spettrale del Cid con l’armatura scintillante e il cavallo bianchissimo terrorizzò i mori e li portò alla fuga.

Cavalli famosi nella storia
Babieca, il cavallo di El Cid

Pegaso, il cavallo alato di Zeus

Andando ancora più indietro nella storia, approdiamo nel mondo della mitologia greca. Qui troviamo Pegaso, il famoso cavallo alato di Zeus, re dell’Olimpo. Senza dubbio uno dei più iconici cavalli nella storia.

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Pegaso, il cavallo di Zeus

Il mito racconta che Pegaso nacque dal sangue versato dal collo di Medusa durante la lotta con Perseo. Inizialmente Zeus utilizzava lo stallone bianco per trasportare i fulmini dalle fucine di Efesto al monte Olimpo.

Pegaso sarà di grande aiuto a Bellerofonte, che dopo averlo addomesticato con i finimenti ricevuti in dono da Atena, sconfiggerà la spaventosa Chimera, per poi morire proprio cadendo dalla sella del suo destriero. Il destriero ritorna così tra gli dei, trasformandosi in una nube di stelle: la famosa costellazione di Pegaso.

Marsala, la cavalla di Giuseppe Garibaldi

Cavalli famosi nella storia
Marsala, la cavalla di Giuseppe Garibaldi

Marsala è senza dubbio la cavalla più famosa d’Italia: Giuseppe Garibaldi diresse con lei  la spedizione dei Mille, partendo dal regno delle due Sicilie.

Garibaldi era un grande amante degli animali: la sua fattoria contava centinaia di bovini, capre, maiali, asinelli, cani e gatti. Non è un caso dunque se fu il co-fondatore della Società protettrice degli animali, l’attuale Enpa.

Fu il Marchese Angileri a regalare Marsala a Garibaldi, che prende il nome dall’omonima spiaggia siciliana in cui avvenne lo scambio. Dopo essere entrato con lei a Palermo il 27 maggio 1860, Garibaldi la porta con sé a Caprera, e non se ne separerà fino alla sua morte, avvenuta a 30 anni nel 1876. Sono entrambi seppelliti nel giardino di casa del condottiero.

Il cavallo di Troia

Cavalli famosi nella storia
Il cavallo di Troia

Anche se si tratta di un cavallo “finto” e leggendario, il cavallo di Troia resta uno dei più famosi della storia. Dopo averlo costruito sotto suggerimento dell’astuto Ulisse, i greci lo offrirono in dono ai Troiani come simbolo di finta resa.  Una volta portato dentro le mura della città i soldati greci, nascosti nel ventre cavo del cavallo, uscirono nella notte, sconfiggendo definitivamente i troiani e ponendo fine ad una guerra durata dieci anni.

Ronzinante, il famoso cavallo di Don Chisciotte

Ronzinante è il cavallo di Don Chisciotte, l’eroe dell’omonimo romanzo di Miguel de Cervantes. Protagonista dell’opera è Don Chisciotte della Mancia, squattrinato hidalgo e grande sognatore che, accompagnato dal suo scudiero  Sancio Panza, decise, ispirato dalle avventure dei romanzi cavallereschi,  di diventare cavaliere e partire in cerca di avventure. Il nome del suo destriero deriva da “ronzino”, termine utilizzato per indicare cavalli meticci e non di razza, e fu scelto dal cavaliere perché gli sembarva un nome “maestoso”.

Nonostante Ronzinante fosse un cavallo dalla cattiva conformazione, Don Chisciotte lo considerava alla pari dei destrieri dei grandi condottieri. Più che per il suo aspetto o la sua stirpe, Rocinante è riconosciuto per la sua incomparabile lealtà.

Cavalli famosi nella storia
Ronzinante, il cavallo di Don Chisciotte

Copenhagen, il cavallo del Duca di Wellington

Copenhagen è passato alla storia per essere stato il cavallo con cui il Duca di Wellington sconfisse Napoleone durante la battaglia di Waterloo, nel 1815. Di razza anglo-araba, fu chiamato così in onore della seconda battaglia di Copenhagen, combattuta e vinta dagli inglesi nel 1807. Dopo un breve periodo come cavallo da corsa, fu venduto nel 1813 al Duca di Wellington. Copenhagen era un cavallo comunicatore: era solito salutare le truppe con dei sonori nitriti e calciando all’aria.

Cavalli famosi nella storia
Copenhagen, il cavallo del Duca di Wellington

Il giorno prima della battaglia, il Duca di Wellington lo cavalcò ininterrottamente per dodici ore; il fatidico 18 giugno, Copenhagen resse per 15 ore, al termine delle quali aveva ancora abbastanza energia per calciare (affettuosamente) il suo padrone. Copenhagen morì il 12 febbraio 1836, all’età di 28 anni; fu sepolto nel parco del castello di Stratfield Save House. La sua lapide recita: “Il più umile strumento di Dio, per quanto infima argilla, dovrebbe condividere la gloria di quel giorno glorioso”. Di lui, il Duca scrisse: “Ci saranno cavalli più veloci e indubbiamente più belli, ma in quanto a resistenza non ne ho mai visti di simili!”

Incitatus, il cavallo di Caligola 

Cavalli famosi nella storia
Incitatus, il cavallo di Caligola

Temuto e allo stesso tempo deriso, l’imperatore Caligola (37-41 d.C) è passato alla storia come uno dei sovrani più tiranni e dispotici della storia dell’impero romano. Caligola era particolarmente appassionato di eventi equestri, in particolare le corse dei carri che si tenevano al Circo Massimo. Al tempo i cavalli venivano utilizzati moltissimo, sia in battaglia che per le competizioni sportive, ed erano simbolo di potenza e nobiltà.

Le scuderie che si sfidavano a Roma al tempo di Caligola erano quattro, e la scuderia dei Verdi era la sua preferita. In particolare, Caligola era molto affezionato al cavallo Incitatus, che viziava moltissimo: la sua scuderia era di marmo e la sua mangiatoia era d’avorio. Incitatus aveva inoltre una schiera di servitori a sua disposizione. Caligola amava condividere la cena con Incitatus, e faceva servire il cibo in brocche d’oro massiccio.

Secondo gli storici, pare che Caligola nominò Incitatus console, per schernire la suprema magistratura di Roma; la nomina non durò a lungo, perché l’imperatore fu assassinato in una congiura di palazzo.

Il manto dei cavalli: definizione e caratteristiche

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Quando abbiamo a che fare con la laminite equina, l’alimentazione non deve essere complicata. Molti si chiedono quale sia un alimento sicuro per i cavalli affetti da laminite; come punto di partenza, è importante pensare al motivo per cui nutriamo, e questo varia a seconda del tipo di cavallo laminitico che stiamo alimentando. Un cavallo in sovrappeso avrà esigenze diverse rispetto a un cavallo più magro, e un cavallo più anziano o un pony affetto da PPID può avere altri problemi di salute associati all’età, come una dentizione scadente che richiede un tipo di alimentazione specifico.

Cavallo Morello

Caratteristico di razze come il frisone o il murgese, il morello è un mantello equino completamente nero – I cavalli con questo manto presentano anche occhi e pelle dello stesso colore.

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Il cavallo frisone presenta il tipico manto morello

Il manto morello può essere:

  • Ordinario: lucido, scuro e privo di riflessi
  • Corvino: nero intenso
  • Maltinto: tendente al marrone molto scuro in alcune zone
  • Zaìno: privo di marcature bianche

Cavallo Albino

Anche se per gli equini non esiste l’albinismo vero e proprio, viene chiamato così il manto caratteristico di cavalli con cute rosea e peli bianchi. Gli occhi possono essere marroni o azzurri.

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Cavallo Albino

Cavallo Roano

Il roano è un manto molto particolare, caratterizzato dalla presenza di peli bianchi che si mescolano al manto di colore solido, ad eccezione di test criniera e coda. A differenza del grigio, i cavalli roani presentano questo tipo di mantello già dalla nascita. 

manto cavalli definizione caratteristiche
Cavalli con manto roano

Tra i vari tipi di manto roano troviamo:

  • Il Vinoso (o bay roan), in cui i peli bianchi si mescolano al baio;
  • Il Rosso (o red roan) in cui si uniscono al sauro;
  • Lo Scuro (o blue roan) quando si incontrano con il manto morello.

Cavallo Baio

Il manto baio è il più diffuso, e ha origini antichissime; presenta crini ed estremità nere (detti punti neri), mentre il corpo è ricco di sfumature marroni. Senza i caratteristici punti neri, il cavallo non può essere definito baio! Il roano è un manto molto particolare, caratterizzato dalla presenza di peli bianchi che si mescolano al manto di colore solido, ad eccezione di test criniera e coda. A differenza del grigio, i cavalli roani presentano questo tipo di mantello già dalla nascita. 

cavallo baio
Il baio è il manto più diffuso tra i cavalli

Tra le sue varianti troviamo:

  • Baio ordinario: tendente al rossiccio;
  • Baio slavato: muso, fianchi e ventre tendenti al bianco;
  • Baio dorato: con riflessi dorati;
  • Baio ciliegia: rossiccio intenso;
  • Baio castagno: color castagna;
  • Baio scuro: bruno opaco.

Cavallo Pezzato

I mantelli pezzati sono tipici di razze come l’Appaloosa e il Knabstrup

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Il cavallo Appaloosa presenta il tipico manto macchiato

L’origine di questo manto è ignota, e in base alle sue variazioni pul suddividersi in:

  • Leopard, manto grigio o crema con piccole macchie scure;
  • Macchiato con coperta, un manto baio o morello che presenta sulla una chiazza bianca macchiata del colore del mantello;
  • Marble, caratterizzato da un disegno su tutto il corpo tranne che sulla testa;
  • Snow flake, un mantello scuro coperto di macchie bianche;
  • Frost, piccole macchie bianche distribuite su un manto scuro.

Cavallo Leardo

Il mantello leardo (detto anche grigio) è formato da un miscuglio di peli bianchi e neri. Il grigio può presentare delle gradazioni che variano dal bianco candido al grigio scuro. Una curiosità di questo mantello è che alla nascita, il cavallo si presenta molto scuro, via via schiarendosi nel primo anno di età. 

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Il cavallo Leardo

Quasi tutti i cavalli leardi o grigi hanno pelo chiaro e pelle e occhi scuri. Quando il cavallo diventa più anziano, può sviluppare delle piccole macchie bruno-rossastre, che risaltano sul candido pelo bianco. Questo fenomeno è detto “grigio trotinato”, perché anche la pelle della trota presenta macchie simili. Alcuni cavalli anziani possono averne così tanti da essere scambiati per un roano!

Cavallo Pezzato

Il mantello pezzato è molto particolare e tipico di razze come il Paint horse. È costituito da macchie bianche e colorate come il baio, il morello o il roano.

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Il cavallo paint horse con il suo inconfondibile manto pezzato

Può esssere suddiviso in due gruppi:

  • Manto Tobiano, quando il mantello è bianco e macchiato di colore (baio, morello, roano, etc.)
  • Manto Overo, quando il mantello è baio, morello, o roano con macchie bianche

Cavallo Sauro

Il mantello sauro è caratterizzato dalla totale assenza di peli neri; le tonalità vertono verso il marrone chiaro e il rossastro. Criniera e coda sono solitamente di colore uniforme, e possono essere dello stesso colore del manto o leggermente più chiare.

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Il cavallo sauro, in questo caso nella varietà ciliegia

Le tonalità del manto sauro si dividono in:

  • Ordinario, color cannella
  • Dorato, con riflessi gialli
  • Ciliegia, dal colore rosso intendo
  • Carico, tendente al marrone,
  • Bruciato, color caffè
  • Rabicano, con peli bianchi sulla pancia e sui fianchi
  • Pel di Vacca, tutte le sfumature del sauro, con criniera e coda chiare

Cavallo Falbo

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Un cavallo dal manto falbo

Tipico delle razze nord-europee, americane e iberiche. Il gene falbo varia dal color crema al grigio-argento, e può essere suddiviso in:

  • Falbo (o bay dun) per il baio;
  • Red Dun per il sauro;
  • Sorcino o grullo per il morello

Cavallo Palomino

Il manto palomino deriva dall’incrocio con il lusitano; presenta delle tonalità dorate, con criniera e coda tendenti all’argento. Questo manto è caratteristico di alcune razze americane come il Quarter Horse e il Saddlebred.

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Il meraviglioso manto palomino

Si dice che questo particolare manto trovi le sue origini in Don Juan de Palomino, uno spagnolo che ricevette in dono dal conquistador Hernan Cortes un cavallo dotato di questo mantello. Infatti pare proprio che siano stati gli spagnoli a portare questo tipo di cavallo in America.

Letizia Harrison si racconta: dalla passione per i cavalli alla nascita di Harrison Horse Care

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Spesso l’amore per i cavalli porta a compiere scelte un po’ matte, e Letizia Harrison, fondatrice di Harrison Horsecare, ne sa qualcosa!

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Harrison Horsecare nasce dall’amore per i cavalli e dal senso di gratitudine che proviamo per la loro esistenza. Parecchi anni fa, durante un periodo buio della mia vita a causa di una brutta malattia, mio marito e mio padre mi regalarono due bellissimi puledri Hafflinger, Lampo e Spirit.

Grazie a loro la mia ripresa è stata più facile e veloce; Non esistono parole per descrivere l’aiuto, l’amore e l’empatia di cui sono capaci i cavalli. Insieme a mio marito Keith abbiamo trasmesso questo amore ai nostri figli Edward ed Emily, che fin da piccoli hanno sviluppato un meraviglioso legame con Lampo e Spirit, ormai parte integrante della nostra famiglia.

“Purtroppo Spirit è sempre stato propenso alla laminite. Abitavamo in Inghilterra, nel Cambridgeshire, e i verdi prati inglesi non aiutavano; dovevo stare molto attenta alla sua alimentazione e alla sua gestione una volta fuori dal box”.

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Su consiglio del veterinario, iniziai ad utilizzare i foraggi Dengie: la loro combinazione di fibre ed erba medica e il basso contenuto di zuccheri e amido ha contribuito a migliorare la salute di Spirit, che però anni dopo si è ammalato nuovamente, questa volta di un problema respiratorio. Nonostante le mille cure e attenzioni, Spirit peggiorava sempre di più: era letteralmente “imbottito” di farmaci, e io ero disperata. Vederlo stare male e respirare a fatica era una grande sofferenza per tutti, volevo aiutarlo proprio come lui in passato aveva aiutato me.

“Navigando in Internet, mio marito scoprì Haygain; lo acquistammo subito, nel tentativo di trovare una soluzione al suo problema, e i risultati ci hanno impressionato. Con mia immensa gioia, nel giro di pochi giorni Spirit respirava liberamente, e in breve tempo ha riacquisito la sua piena forma fisica”.

Quattro anni dopo, eccoci qua: felici di far parte di una comunità che vuole solo il meglio per i propri cavalli, e che da anni si affida a noi e si fa guidare nella scelta dei migliori prodotti sul mercato.  Il nostro spirito non è cambiato, continuiamo a lavorare spinti dall’amore e dalla gratitudine infinita per questi meravigliosi animali: i cavalli, la nostra famiglia.

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